Tra le trame dell’integrazione: il laboratorio di sartoria di Fossacesia

Tra le trame dell’integrazione: il laboratorio di sartoria di Fossacesia

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Tagliare, cucire, riparare, accorciare per creare rapporti e professionalità.

E’ questa l’innovativa idea promossa dallo S.P.R.A.R. di Fossacesia (provincia di Chieti) per favorire l’integrazione degli ospiti del centro.

In una intervista sulla natura del progetto il Direttore del centro Alessandra Morello fornisce i punti chiave dell’iniziativa. Il progetto, appena iniziato ed in programma 2 giorni a settimana (Martedì e Giovedì), è svolto all’interno dei locali dello S.P.R.A.R. sotto la supervisione di Sajid Muhammed, operatore di Synergasia, che, essendo in possesso delle conoscenze sartoriali richieste, insegna agli ospiti del centro come utilizzare gli attrezzi (macchine da cucire, macchine taglia e cuci) necessari per il lavoro.

Il laboratorio vede impegnati gran parte degli ospiti del centro, dal ragazzo russo a quello maliano, senza una predominanza di una nazionalità sull’altra.

A partecipare sono stati non solo quegli ospiti del centro che avevano dimostrato abilità nei lavori manuali e, magari, una pregressa esperienza nella sartoria maturata nel loro paese di origine, ma anche chi, meno esperto, si è messo alla prova con la voglia di imparare qualcosa di nuovo.

Anche chi non si è cimentato con gli attrezzi del mestiere ha seguito con curiosità il lavoro dei compagni.

Un clima di ancora maggiore fraternità si è avuto in occasione della partecipazione al laboratorio anche dei figli degli operatori, che hanno incrementato il senso di vicinanza e di curiosità.

I lavori svolti in questo inizio si sono concentrati sulla creazione di oggetti natalizi realizzati con la stoffa che sono stati esposti e messi in vendita nella manifestazione culinaria organizzata il 5 e 6 dicembre dal Comune di Fossacesia intitolata “Sapori a Palazzo”, il cui ricavato verrà destinato in parte all’acquisto di macchine sartoriali per il laboratorio ed in altra parte suddiviso tra i partecipanti del laboratorio stesso.

Questo tipo di esposizione potrà essere riproposto in futuro anche per i lavori realizzati in occasione delle festività Pasquali.

Il progetto rivela, quindi, importanti implicazioni pratiche, in quanto oltre che gettare le basi per una più facile integrazione, può aiutare gli ospiti del centro sotto un duplice profilo: da un lato costruirsi una professionalità che può agevolarne l’inserimento lavorativo in settori che, peraltro, tendono ad essere abbandonati dagli italiani, dall’altro insegnare loro a gestire le entrate derivanti dalla vendita delle loro creazioni anche mediante la costituzione di un fondo cassa.

Interessanti sono, anche, le prospettive future che possono configurarsi. La creazione di oggetti da esporre in occasione di manifestazioni culturali costituisce, infatti, solo una prova di partenza cui potrebbe far seguito la specializzazione in lavori di riparazione di vestiti, accorciature, orli che gli ospiti del centro potrebbero svolgere su commissione dei negozi di abbigliamento della zona, magari tramite la mediazione del Comune. E se l’esperimento riuscisse, pensare, successivamente, anche alla costituzione di una cooperativa impegnata nel confezionamento di articoli di abbigliamento (gilet, maglioni) e di abiti potrebbe non essere un’ utopia.

Il progetto attualmente vede la partecipazione dei soli ospiti interni al centro, ma, in caso di successo, potrebbe anche aprire le porte a persone esterne alla struttura interessate a prendere parte al laboratorio in una classe multiculturale. Pur essendo ancora presto per parlare di risultati, il buon inizio e le potenzialità di questo progetto lasciano intravedere prospettive incoraggianti.

Alessandro D’Antoni

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