La Siria di un tempo: culla di popoli, religioni e pluralismo

La Siria di un tempo: culla di popoli, religioni e pluralismo

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Tristemente nota per la guerra che la sconvolge ormai da circa 4 anni, la Siria ha costituito un esempio di pluralismo e di interculturalità unico nel panorama del Medio Oriente. La sua storia, caratterizzata dal susseguirsi di imperi ricchi di cultura, inizia con l’ingresso dell’area nell’influenza della civiltà sumerica della Mesopotamia per poi entrare a far parte dell’impero Babilonese a cui successe la dominazione Assira e quella dell’impero Persiano (con la conquista di Ciro nel 538 A.C.).

Fu, poi, la volta dei Greci con la conquista di Alessandro Magno nel 332 A.C. nell’impero greco-macedone a cui fecero seguito i Romani nel 64 A.C. subito dopo una breve parentesi degli Armeni (con Tigrane di Armenia). Nel VII secolo gli Arabi si insediarono nel territorio che, dopo una fase di alterne vicende, passò sotto il comando dell’impero ottomano nel 1517.

La fine dell’impero ottomano al termine della prima guerra mondiale e l’influenza francese, durata fino all’indipendenza della Repubblica della Siria riconosciuta a partire dal 1° gennaio 1944 (ma divenuta effettiva con il ritiro delle truppe francesi nell’aprile del 1946), costituiscono gli sviluppi di una storia tormentata in continua evoluzione per i fatti d’attualità che la vedono coinvolta. Eppure, prima che la Siria divenisse un luogo di forti scontri e contrapposizioni (specialmente a partire dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi con la violenza dell’IS), essa ha rappresentato un modello di tolleranza e di convivenza di etnie, religioni e culture diverse.

Fin dall’antichità, accanto a popolazioni di origine semitica (Cananei, Aramei e Arabi) furono presenti anche Egiziani, Hurriti e Ittiti, Urartei e Sciti, Macedoni e Greci, cui si aggiunsero Ebrei insediati nella attuale Palestina (XII-X secolo A.C.) e i Fenici lungo la costa.

Tra le popolazioni non semitiche, minoranze importanti sono costituite dai curdi (7,3% degli abitanti) e dagli armeni (2,7%), molti dei quali giunsero in Siria per sfuggire al genocidio, sovrapponendosi alla comunità preesistente di antica immigrazione, che vive per lo più nelle città di Damasco e di Aleppo, nonché la cosiddetta “aristocrazia del deserto”, quella dei cammellieri nomadi divisi in vari gruppi.

Anche da un punto di vista religioso il panorama è molto composito. Il paese, che presenta l’86,2% della popolazione araba, è a maggioranza di religione musulmana sunnita (74%), i cui fedeli sono concentrati soprattutto nelle maggiori città, mentre i musulmani sciiti (nelle loro componenti alawita, duodecimane e ismailite) sono prevalentemente insediati nelle aree montane. Sono presenti anche fedeli di religione cristiana, anche essi situati nelle aree rurali, sia di famiglia cattolica (rito latino, siriaco, caldeo, maronita, melchita e armeno) che ortodossa (greco-ortodossa di Antiochia, ortodossa siriaca), che raggiungono circa il 10% .

I drusi (confessione religiosa nata in ambiente ismailita ma non facenti parte della famiglia musulmana) rappresentano il 3%.

La Siria è stata un luogo importante tanto per il cristianesimo che per la religione musulmana. Secondo quanto riportato dalla Bibbia, sulla strada verso Damasco S. Paolo ebbe la sua famosa Conversione e successivamente fondò ad Antiochia una delle prime comunità cristiane; sempre da Antiochia provenne S. Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa.

Damasco fu anche il centro del califfato degli Omayyadi, e divenne uno dei più importanti centri culturali e religiosi dell’intero mondo islamico in un periodo di grande apertura e tolleranza dell’Islam. A testimonianza di ciò, S. Giovanni Damasceno, altro Dottore della Chiesa e ritenuto amico dell’Islam perché aveva visto nel dogma islamico dell’eternità del Corano una forma dell’insegnamento cristiano sul Logos, fu nominato consigliere del califfo della sua città.

Prima di diventare una terra da cui fuggire (secondo i dati del Global Trends Report Unhcr del 2014 la Siria è salita al primo posto come paese di provenienza dei rifugiati, stimati in 3,9 milioni a cui aggiungere 7,6 milioni di sfollati interni), la Siria è stata a lungo un paese di accoglienza fin dai tempi antichi di una pluralità di popoli ed etnie (dagli Ebrei giunti in Palestina nel XII-X secolo A.C. fino ad arrivare agli Armeni fuggiti dal genocidio del 1915, ed, ai nostri giorni, ai Palestinesi ed, infine, agli Iracheni dopo la guerra del 2003).

Alessandro D’Antoni

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