Islam in Europa, un dialogo possibile

Islam in Europa, un dialogo possibile

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I drammatici eventi di Parigi del 13 novembre scorso, nonché l’attentato terroristico in Mali avvenuto appena una settimana dopo, hanno riproposto prepotentemente il tema della lotta al  terrorismo internazionale di matrice islamica a livello globale e l’interrogativo sulla possibile convivenza dell’Islam nel mondo “occidentale”.

Tuttavia è opportuno premettere che le radici del terrorismo, per quanto ricondotte dagli stessi autori degli attacchi al fondamentalismo islamico, vadano ricercate in un complesso assetto di interessi di natura politica ed economica sul controllo delle aree del Medio Oriente e del bacino del Mediterraneo rispetto alle quali la religione non ha, e non deve avere, nulla a che vedere, perché, come ricordato anche da Papa Francesco nell’Angelus del 15 novembre 2015, appena due giorni dopo i fatti di Parigi, “usare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza è una bestemmia”. Pertanto, già in precedenza, nella sua Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” Papa Francesco invitava a non cadere nella tentazione di errate generalizzazioni e ricordava come “noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam che arrivano nei nostri Paesi, così come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica”, e che “di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza”. (“Evangelii Gaudium”, numero 253).

Inoltre non sono mancati esponenti del mondo islamico moderato che hanno preso le distanze dalle rivendicazioni dei fondamentalisti esprimendo la loro condanna per i fatti di Parigi, i quali, pur essendo quelli a più alto impatto mediatico in quanto a noi geograficamente più vicini, non devono portarci a dimenticare i tanti e ripetuti eventi di violenza analoghi che accadono quotidianamente in Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan ed in vari paesi dell’Africa, come la Nigeria, a causa di gruppi terroristici uniti nello stesso odio.

Alla voce del presidente dell’Ucoii, Unione delle comunità islamiche d’Italia, Izzedin Elzir, che ai microfoni di Tv2000, durante lo speciale sui recenti attentati terroristici di Parigi ha espresso il suo dolore e la sua condanna per quanto accaduto e di Abdejalil Elalami, Imam di Albenga, che ha manifestato la vicinanza e la preghiera dei musulmani per la sicurezza dell’Italia e del mondo dalla minaccia dell’Isis definito come una malattia e una piaga (come riportate in questo articolo), si sono aggiunte le voci delle persone confluite nella manifestazione di sabato 21 novembre tenutasi a Roma presso la piazza dei Santi Apostoli (ed in altre città italiane come Milano) per affermare la contrarietà alla religione islamica e al comando del Corano di “non uccidere” di quanto accaduto a Parigi ed in altre parti del mondo.

Come riportato nell’articolo “Islam: bisogno di pluralismo religioso” di Haytham Mouzahem nella traduzione di Emanuela Turano Campello (consultabilequi) sebbene alcune interpretazioni, tra le quali quelle fatte proprie dai terroristi, sembrino alimentare intransigenza e chiusura non solo verso i fedeli di altre religioni, ma anche verso gli stessi fedeli musulmani, il Corano contiene un riconoscimento del valore e dell’ammissibilità del pluralismo religioso (come nel 69° versetto del capitolo ‘Al-Mâ’ida’ in cui si afferma che: «Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell’Ultimo Giorno e compia il bene, non avranno niente da temere e non saranno  afflitti», oppure, il 17° versetto del capitolo ‘Al-Haj’ che recita: «E certamente, nel Giorno della Resurrezione, Allah giudicherà tra coloro che hanno creduto, i giudei, i sabei, i cristiani, i magi e coloro che attribuiscono (signori, divinità) associati ad Allah. In verità Allah è testimone di ogni cosa»).

Già all’indomani del Concilio Ecumenico Vaticano II la Chiesa Cattolica esprimeva nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane “Nostra Aetate” di guardare  con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra” che “hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.” (Nostra Aetate” numero 3).

La stessa Chiesa riconosceva che “se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.” (“Nostra Aetate” numero 3).

Validi esempi di tale volontà sono rappresentati dalla giornata del dialogo ecumenico Cristiano – Islamico, iniziativa nata nel 2001 quando S. Giovanni Paolo II chiese di condividere con i fratelli musulmani il digiuno di Ramadan facendo in modo che l’ultimo venerdì di Ramadan divenisse per molti cristiani di diverse confessioni e per molti musulmani in Italia, l’occasione per incontrarsi in un clima di fraternità.

Tale incontro, per ragioni di praticità, è stato fissato il 27 ottobre di ogni anno in ricordo dell’incontro di preghiera per la pace dei leader delle religioni mondiali avvenuto per la prima volta, proprio il 27 ottobre, ad Assisi nel 1986.

Occasioni di incontro sono, peraltro, incoraggiate costantemente anche da altre organizzazioni come la Comunità di S. Egidio, movimento di laici impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 70 paesi dei diversi continenti che periodicamente organizza momenti di condivisione con i fedeli musulmani e di tutte le religioni in Italia e nel mondo.

Alessandro D’Antoni

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