Guida per le richieste d’asilo in Italia

Guida per le richieste d’asilo in Italia

Guida aggiornata all’emanazione del Decreto Legislativo 142/2015 di recepimento della Dir. 2013/32/UE (“nuova direttiva procedure”) e della Dir. 2013/33/UE (“nuova direttiva accoglienza”)

1. Il migrante viene soccorso ed identificato (con foto e registrazione delle impronte digitali) al momento del suo arrivo in Italia presso i CPA (Centri di Prima Accoglienza) o i CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza) che svolgeranno la funzione di “HOTSPOT”. Il migrante che non fa richiesta di asilo e che non dimostra di avere i requisiti per essere ammesso sul Territorio Nazionale italiano per motivi diversi viene espulso dal territorio italiano o trasferito presso un centro di identificazione ed espulsione per la futura espulsione.

2. Se fa richiesta di protezione internazionale diventa un richiedente. Non può ottenere la protezione chi:

a. abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità;

b. chi abbia commesso un crimine grave di diritto comune al di fuori del paese di accoglimento e prima di esservi ammesso in qualità di rifugiato;

c. chi si sia reso colpevole di azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Il richiedente presenta personalmente in forma scritta o oralmente la domanda di protezione internazionale all’ufficio di polizia di frontiera al momento dell’ingresso nel territorio italiano o all’ufficio della questura del luogo di dimora del richiedente secondo quanto previsto dall’art. 6 comma 1 del decreto legislativo 25/2008. La domanda è sempre la stessa sia che si voglia ottenere lo status di rifugiato sia la protezione sussidiaria dopo la determinazione di un’unica procedura per entrambe le richieste.

a. La domanda presentata da un genitore è estesa anche ai figli minori non sposati che sono arrivati in Italia insieme con il genitore.

b. Il minore di 18 anni può presentare la domanda direttamente tramite il genitore.

c. La domanda può essere presentata direttamente anche dalla persona minore di 18 anni che si trovi in Italia senza essere accompagnato dai genitori o da un adulto che ne ha la responsabilità legale, lo rappresenti o lo assista oppure può essere presentata dal tutore. Il minore viene protetto con speciali garanzie come l’impossibilità di essere espulso e di essere trattenuto, il diritto di essere accolto in strutture speciali diverse dai centri di prima accoglienza (CPA, CPSA, CARA), il diritto ad un permesso di soggiorno per minore età, l’accesso alla tutela e all’affidamento familiare (secondo la legge 184/83).

d. In caso di dubbio sulla reale età, il minore può essere sottoposto ad una visita medica per stabilire che ha meno di 18 anni; il rifiuto di sottoporsi a tale visita non impedisce comunque l’accoglimento della sua domanda d’asilo. Può essere sottoposto ad un colloquio personale per determinare la sua età, per capire se è una vittima della tratta di persone e per garantire le misure necessarie per proteggere i suoi interessi tra cui rientra il ricongiungimento con i suoi familiari presenti. Al colloquio può partecipare anche il genitore del minore che esercita la responsabilità genitoriale (quando presente) o il tutore.

e. Nei casi in cui il richiedente è una donna, alle operazioni partecipa personale femminile.

Dal momento di presentazione della domanda, il richiedente è garantito secondo le disposizioni previste per i richiedenti asilo per tutta la durata della procedura.

3. Finite le operazioni di soccorso, assistenza ed identificazione, il richiedente che fa richiesta di protezione internazionale viene trasferito nelle strutture governative di prima accoglienza adesso chiamate CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo). Particolari protezioni sono previste sia nei CARA, centri di prima accoglienza, che negli SPRAR, centri di seconda accoglienza per particolari categorie di persone (minori, i minori non accompagnati, i disabili, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime della tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali, le persone per le quali è stato accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale o legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere, le vittime di mutilazioni genitali).

4. Il richiedente potrà essere accolto in queste strutture (CARA) per il tempo necessario per le operazioni di identificazione, se non sono state completate prima presso i CPA e CPSA, per la verbalizzazione della domanda per l’avvio della procedura di esame della medesima domanda.

5. Il richiedente deve comunicare alla questura il proprio domicilio o la propria residenza nella domanda di protezione internazionale; ogni variazione del domicilio o della residenza deve essere comunicata alla stessa questura alla quale si è presentata la domanda di protezione e anche alla questura del nuovo domicilio.

6. La questura, ricevuta la domanda di protezione internazionale, scrive il verbale delle dichiarazioni del richiedente su appositi modelli preparati dalla Commissione nazionale insieme ai documenti presentati, se possibile, dal richiedente (relativi alla sua età, al paese di provenienza, alla prova delle persecuzioni subite). Il verbale è preparato entro 3 giorni lavorativi dalla manifestazione della volontà di chiedere la protezione oppure entro 6 giorni lavorativi nel caso in cui la volontà è manifestata all’Ufficio di polizia di frontiera. I termini sono aumentati di 10 giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande presentate.

7. Il verbale è approvato e firmato dal richiedente al quale ne è data una copia, insieme alla copia della documentazione allegata.

8. La questura avvia le procedure per la determinazione dello Stato competente per l’esame della domanda.

9. L’ufficio di polizia che riceve la domanda consegna al richiedente un opuscolo (dépliant) nel quale è spiegato come si svolgerà l’accoglienza (diritti, obblighi, numero telefonico dell’Acnur e di organizzazioni che possono prestare assistenza, altre informazioni utili), scritto nella prima lingua indicata dal richiedente oppure, se questo non è possibile, in inglese, francese, spagnolo o arabo secondo la preferenza indicata dal richiedente. Tali informazioni possono essere date anche con l’aiuto di un interprete o di un mediatore culturale anche presso i centri di accoglienza in un tempo ragionevole (comunque non superiore a 15 giorni dalla presentazione della domanda).

L’interprete o il mediatore culturale assiste il richiedente in tutte le fasi del procedimento relative alla presentazione ed all’esame della domanda.

10. Il richiedente è autorizzato a rimanere nel territorio dello Stato per la durata della procedura ad eccezione di:

a. coloro che devono essere estradati presso un altro stato per l’esistenza di un mandato di arresto europeo;

b. coloro che debbano essere consegnati ad una Corte o un Tribunale penale internazionale;

c. coloro che devono essere consegnati ad un altro stato che sia ritenuto competente per esaminare la domanda di asilo.

11. Al richiedente è rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo valido per rimanere in Italia per 6 mesi, rinnovabile fino alla decisione della domanda. La ricevuta che dimostra la presentazione della richiesta di protezione internazionale rilasciata al momento della verbalizzazione della domanda costituisce permesso di soggiorno provvisorio. Il permesso di soggiorno per richiesta d’asilo consente di svolgere attività lavorativa, trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda, se il procedimento di esame della domanda non è finito ed il ritardo non dipende dal richiedente. Il permesso di soggiorno per richiesta d’asilo non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o in un altro tipo di permesso se non si verificano i presupposti previsti dal Testo Unico sull’Immigrazione (Decreto Legislativo n. 286/1998). Il permesso di soggiorno provvisorio facilita la possibilità di avere il codice fiscale e di iscriversi al servizio sanitario nazionale per accedere ai servizi sanitari di cure mediche (senza l’obbligo di pagamento del ticket) e ai servizi di assistenza. Tutti i migranti anche quelli privi di permesso di soggiorno ed in condizione di irregolarità hanno diritto alle cure mediche urgenti (come protezione della gravidanza e della maternità, protezione del minore, vaccinazioni), senza poter essere segnalati all’autorità pubblica se non è necessaria la preparazione del referto.

12. La questura può fornire al richiedente un documento di viaggio quando sussistono gravi ragioni umanitarie che ne rendono necessaria la presenza in un altro Stato.

13. Il richiedente, dopo essere stato identificato ed aver presentato la domanda di protezione internazionale, non può essere trattenuto solo per il motivo di dover esaminare la sua domanda. Può essere trattenuto in un centro di identificazione ed espulsione (CIE) solo per motivi indicati dalla legge (come il rappresentare un pericolo per la sicurezza pubblica, quando esiste il rischio di fuga del richiedente). Il richiedente trattenuto nei centri competenti deve essere assistito nel pieno rispetto della sua dignità (se di sesso femminile deve essere garantito un luogo separato dalle persone di sesso maschile, deve essere garantita, dove possibile, l’unità del nucleo familiare e la presenza di spazi aperti). In caso di trattenimento, la questura consegna al richiedente un attestato nominativo, che dimostra la sua qualità di richiedente protezione internazionale. L’attestato nominativo non dimostra l’identità del richiedente.

14. Una volta presentata la domanda di protezione internazionale, il richiedente, se non ha i mezzi necessari per vivere per sé e per i propri familiari (cioè ha un reddito inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, che per l’anno 2015 è di 5.830,76 euro annui) e se ne fa richiesta alla questura viene trasferito con i suoi familiari dal CARA, centro di prima accoglienza, allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che è un centro di seconda accoglienza. I richiedenti che sono accolti nello SPRAR possono frequentare corsi di formazione professionale. Contro il provvedimento di rifiuto delle misure di accoglienza è ammesso ricorso tramite un avvocato (anche con il gratuito patrocinio dello stato per coloro che non hanno risorse sufficienti) al Tribunale amministrativo regionale (TAR) territorialmente competente. L’accoglienza viene revocata in presenza di gravi violazioni (mancata presentazione alla struttura di accoglienza, abbandono della struttura senza alcuna comunicazione alla prefettura, violazione delle regole all’interno della struttura di accoglienza) o se il richiedente ha le risorse sufficienti.

15. In caso di allontanamento del richiedente dalle strutture di accoglienza senza giustificato motivo o di sottrazione al trattenimento nei centri a ciò destinati prima del colloquio con la Commissione territoriale che dovrà decidere sulla domanda presentata dal richiedente, l’esame della domanda di protezione internazionale verrà sospeso. Il richiedente può chiedere per una sola volta la riapertura del procedimento sospeso, entro 12 mesi dalla sospensione. Passato tale termine, la Commissione territoriale dichiara la chiusura del procedimento ed il rifiuto della domanda. Nel caso di una domanda di asilo presentata dopo la chiusura del procedimento, verrà fatto un esame preliminare per stabilire la validità delle ragioni dell’allontanamento.

16. Dopo che la domanda è stata presentata, il richiedente dovrà avere un colloquio con la Commissione territoriale, la quale deciderà se egli ha diritto alla protezione internazionale. Se il richiedente non si presenta al colloquio il giorno stabilito, la Commissione decide sulla base dei documenti in suo possesso. Il richiedente può farsi assistere durante il colloquio da un avvocato pagandolo a proprie spese o a spese dello Stato attraverso il gratuito patrocinio se non ha le risorse sufficienti. Il richiedente e il suo avvocato hanno diritto ad accedere a tutte e informazioni relative alla procedura in caso di ricorso contro la decisione della Commissione. Il colloquio avviene entro 30 giorni dal ricevimento della domanda. La Commissione può anche decidere di non fare il colloquio se ha degli elementi sufficienti per accogliere la domanda e riconoscere la protezione internazionale se il richiedente proviene da uno dei Paesi per i quali la Commissione ha stabilito la necessità della protezione o in base a quanto dimostrato dal richiedente (il quale può comunque decidere di sottoporsi al colloquio, se lo desidera). Il colloquio può essere registrato e la registrazione può essere usata in caso della presentazione del ricorso contro la decisione della Commissione. Al termine del colloquio viene scritto un verbale che il richiedente è invitato a firmare; la firma non è necessaria se il colloquio è stato trascritto; il rifiuto del richiedente di firmare il verbale del colloquio non impedisce la decisione della Commissione. La decisione viene comunicata entro i 3 giorni feriali dopo il colloquio. Se ha la necessità di avere più informazioni la Commissione decide in un tempo maggiore, massimo 6 mesi, informando il richiedente e la questura. Il termine di 6 mesi è aumentato di altri 9 mesi se il caso è molto complesso oppure se sono presentate molte domande. Questo termine complessivo (6 + 9 mesi) può essere aumentato di ulteriori 3 mesi in casi eccezionali per un esame completo della domanda. La domanda più essere esaminata in via più rapida e con precedenza sulle altre quando: è presentata da un richiedente appartenente alla categorie delle persone vulnerabili, ed in particolare da un minore non accompagnato; è presentata da un richiedente per il quale è stato disposto il trattenimento nei CIE; è esaminata al fine di riconoscere la protezione sussidiaria.

17. La decisione della Commissione può:

a. Accogliere la domanda e riconoscere la protezione;

b. Respingere la domanda per mancanza dei presupposti o per l’esistenza di motivi di cessazione;

c. Respingere la domanda per manifesta infondatezza;

18. E’ possibile presentare ricorso contro la decisione della Commissione territoriale al Tribunale Ordinario che ha sede nel capoluogo di distretto di corte d’appello in cui ha sede la Commissione territoriale che ha pronunciato il provvedimento. Il richiedente può farsi assistere da un avvocato a proprie spese o essere difeso da un avvocato attraverso il gratuito patrocinio a spese dello Stato se non ha risorse sufficienti. Il ricorso può essere presentato anche nel caso in cui sia stata riconosciuta la protezione sussidiaria invece dello status di rifugiato. Il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro i 30 giorni successivi alla comunicazione della decisione della Commissione territoriale (oppure entro 60 giorni se colui che presenta ricorso risiede all’estero). Nei soli casi di persone sottoposte al trattenimento disposto ai sensi dell’art. 21 del Decreto Legislativo n. 25/2008 (per persone che hanno commesso gravi crimini contro la pace, l’umanità o crimini di guerra, condannati per gravi delitti in Italia o destinatari di un provvedimento di espulsione) il ricorso è proposto, a pena di inammissibilità, entro 15 giorni successivi alla comunicazione del provvedimento davanti al tribunale che ha sede nel capoluogo di distretto di corte d’appello in cui ha sede il centro. La presentazione del ricorso contro la decisione di rigetto del riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria, sospende l’efficacia della decisione stessa, ma non sospende l’efficacia della decisione che dichiara inammissibile lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria (anche se il richiedente può chiedere al tribunale la sospensione dell’efficacia della decisione per gravi motivi). Il Tribunale ordinario decide entro 6 mesi dalla presentazione del ricorso.

19. E’ possibile presentare appello (anche con l’aiuto di un avvocato) contro la sentenza del Tribunale Ordinario che abbia confermato la decisione della Commissione territoriale di non riconoscere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria con ricorso alla Corte di Appello da depositarsi entro 10 giorni dalla comunicazione della sentenza del Tribunale Ordinario. Il ricorso in Corte di Appello non sospende l’efficacia della sentenza del Tribunale Ordinario (tuttavia l’esecuzione della sentenza può essere sospesa su richiesta del richiedente per gravi motivi). La Corte di Appello decide entro 6 mesi dalla presentazione del ricorso.

20. E’ possibile presentare ricorso tramite un avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori contro la sentenza della Corte di Appello alla Corte di Cassazione entro trenta 30 giorni dalla notificazione della sentenza della Corte di Appello. La Corte di Cassazione decide entro 6 mesi dalla presentazione del ricorso.

21. La protezione internazionale essere oggetto di rinuncia da parte del titolare (se, ad esempio, fa ritorno nel paese di provenienza), oppure cessare (se vengono meno le condizioni che hanno reso necessario il riconoscimento della protezione) oppure può essere revocata (perché il soggetto è ritenuto pericoloso o perché è stata riconosciuta in base a documenti falsi presentati dal richiedente).

In caso di revoca il richiedente:

a. ha diritto di essere informato in forma scritta della decisione della Commissione Nazionale;

b. può presentare una dichiarazione scritta a difesa delle proprie ragioni;

c. può presentare ricorso al Tribunale Ordinario contro la decisione di revoca della Commissione;

Il ricorso può essere presentato anche in caso di cessazione della protezione internazionale.

Alessandro D’Antoni

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