Progetto Migranti – Dettagli sull’incontro

Progetto Migranti – Dettagli sull’incontro

Per dare continuità al “progetto migranti” La CGIL – SPI ha ritenuto utile convocare un seminario di approfondimento sui temi dell’immigrazione, anche in preparazione dell’Assemblea delle Leghe Spi, prevista per il prossimo Settembre. L’incontro si terrà il giorno: La presenza di Synergasia al dibattito è importante e sarà Jamil Awan, presidente della cooperativa Onlus ad intervenire.

Lunedì 19 Giugno 2017 dalle ore 9,30 alle ore 13,30 presso Hotel Europa (Via Cesare Boldrini 11, Bologna)

Introduce i lavori Gabriella Dionigi della Segreteria Spi Cgil Emilia Romagna

ne discutiamo con:

Jamil Awan
Presidente della Cooperativa sociale Onlus Synergasia

Maria Teresa Marzocchi
Assistenza tecnica – Dipartimento libertà civili – Ministero dell’Interno

Fiorella Prodi
Politiche dell’immigrazione della Segreteria Cgil Emilia Romagna

Mina Cilloni
Dipartimento Benessere e diritti – Segreteria Spi Cgil Nazionale

Bruno Pizzica
Segretario generale Spi Emilia Romagna

Poggio Mirteto: “i sensi del viaggio”

Poggio Mirteto: “i sensi del viaggio”

“I sensi del Viaggio” è il titolo dell’evento che si terrà a Poggio Mirteto il 23 Giugno 2017 Giornata Mondiale del Rifugiato in Bassa Sabina. Un’occasione per conosce e presenziare ad un’iniziativa destinata a riscuotere successo e a focalizzare l’attenzione sui rifugiati ed i loro viaggi di speranza.

In fuga da guerre, orrori, abusi e torture fisiche e morali. Un viaggio che non termina con l’arrivo nella nostra terra, l’amata Italia, ma continua nell’integrazione.. lottando per far accettare le differenze e facendosi apprezzare per le differenze, che non sono uno scoglio, ma un’arricchimento, per chi sa accettare il nuovo, il diverso.

Italiani e stranieri non devono snaturare la propria essenza per “adattarsi” all’altro, bensì, con naturalezza, devono comprendere le differenze che provengono da una diversa cultura di base e che saggiamente indirizzate verso un fine utilitaristico di convivenza pacifica e rispettosa.

E’ proprio in quest’ottica che l’evento che si terrà al Parco San Paolo di Poggio Mirteto (RI) si muove. Workshop, spazio bimbi,  percorsi sensoriali e musica. Ecco cosa prevede questo evento incontro marchiato # WhitRefugees.

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Su Repubblica una pagina dedicata a Synergasia

Su Repubblica una pagina dedicata a Synergasia

Su Repubblica una pagina intera dedicata al Synergasia, al suo impegno sociale ed all’operazione 5×1000 che quest’anno è destinato alle ragazze madri italiane e migranti. Un’importante operazione che vuole essere un mezzo di sostegno e contemporaneamente un segno di rispetto per tutte le madri del mondo.

Sotto:: la pagina di Repubblica destinata al 5×1000 di Synrgasia.

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Synergasia a Torino in difesa dei migranti colpiti da PTSD

Synergasia a Torino in difesa dei migranti colpiti da PTSD

Sindrome da Stress Post Traumatico (PTSD). Ecco la malattia invisibile che Synergasia vuole sconfiggere. Proprio per ribadire la propria presenza sul territorio con strutture e persone qualificate a riconoscere e debellare il male che affligge soprattutto i rifugiati provenienti da zone di guerra, Synergasia ha allestito uno stand a Torino.

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Nello stand è stato distribuito il libro di Giusy Sammartino “L’interpretazione del dolore” che racconta delle diverse esperienze di vita degli immigrati con storie esemplificative che danno una visione ampia della realtà con cui convivono gli immigrati e le persone che con tanto amore e professionalità li assistono ogni giorno.

Per sensibilizzare i visitatori dello stand, Synergasia ha fatto realizzare 2 poster che rendessero “visivo” il dolore, oltre a coinvolgere emotivamente con fotografie a testimonianza delle difficholtà che i migranti affrontano nel viaggio verso la “salvezza”.

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Sopra i due poster realizzati per l’occasione dallo studio di comunicazione visiva di Mauro D’Amico.

CHIETI TODAY encomia l’attività di Fossacesia

CHIETI TODAY encomia l’attività di Fossacesia

CHIETI TODAY, intitola: “La buona integrazione” a Fossacesia rifugiati a servizio della città un articolo dedicato al lavoro che sarà svolto a servizio della comunità dai nostri rifugiati.
Potete leggerlo CLICCANDO QUI.
Ringraziamo la redazione di CHIETI TODAY per le belle parole spese in favore dei ragazzi del Centro di Accoglienza Sprar e per aver evidenziato il ruolo svolto da Synergasia nel protocollo di intesa con il Comune di Fossacesia ed il la Prefettura di Chieti.

Domenica 31 gennaio a Reggio Emilia “Storie di rifugiati ed interpreti”

Domenica 31 gennaio a Reggio Emilia “Storie di rifugiati ed interpreti”

Domenica 31 gennaio all’interno della Sala Reggio (Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia), l’autrice del libro “L’interpretazione del dolore” Giusi Sammartino terrà un incontro sulle “vite degli altri, racconti che vengono da lontano”. Insieme a lei interverranno Amin Awhidi, mediatore linguistico e autore de “L’Ospite”, cortometraggio vincitore del premio “Città di Venezia” alla mostra del cinema 2014 e Jamil Awan, presidente e fondatore della nostra Cooperativa, Synergasìa Onlus.

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Il reato di clandestinità: introduzione ed evoluzione normativa

Il reato di clandestinità: introduzione ed evoluzione normativa

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Clandestinità o non clandestinità?

Il problema, rievocando il notissimo adagio shakespeariano, sembra essere proprio questo. La scena politica degli ultimi giorni si è animata e divisa su questo dilemma. L’Italia torna a “spaccarsi” intorno alla questione del mantenimento o della depenalizzazione del reato di clandestinità previsto dall’ordinamento giuridico nazionale; e se le associazioni di difesa dei diritti civili, la magistratura e le forze dell’ordine, ciascuna per motivi specifici, mostrano il proprio favore sulla proposta del governo di eliminare il reato in questione, diverse posizioni si registrano all’interno di Forza Italia e della Lega, contrarie a tale decisione, oltre che nel Nuovo Centro Destra di Alfano che, per ragioni di opportunità legate al particolare momento politico, preferirebbe un rinvio della discussione che, in effetti, si è verificato.

C’è da dire che la storia del reato di clandestinità è stata sempre molto controversa, fin dalla sua introduzione all’interno del testo unico sull’immigrazione (D. lgs. 286/1998) all’art. 10 bis avvenuta con l’art. 1, 16° comma della legge n. 94/2009 (il cosiddetto “pacchetto sicurezza”).

La novità normativa si presentava di assoluto rilievo, sanzionando penalmente una condotta in precedenza perseguita solo mediante l’irrogazione di una sanzione amministrativa. Il reato di clandestinità, reato qualificabile come reato “proprio” in quanto realizzabile solo dallo straniero, si compone di due condotte: l’ingresso e la permanenza illegale nel territorio dello stato.

Il primo si configura allorché lo straniero faccia ingresso nel territorio dello stato sprovvisto dei documenti idonei o nonostante sia considerato pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza o qualora sia interessato da altre cause ostative individuate dalla legge; la seconda condotta, ovvero la permanenza illegale nel territorio dello stato, si verifica nel caso in cui lo straniero si trattenga sul territorio italiano in condizione di irregolarità rispetto alle norme sul soggiorno.

Una delle ipotesi più note è la caduta nell’irregolarità dello straniero legittimamente soggiornante in seguito al mancato rinnovo del permesso di soggiorno precedentemente rilasciato, quando egli rimanga in Italia nonostante tale situazione (i cosiddetti “overstayers”). Le perplessità su tale figura di reato sono state avanzate, in primo luogo, da quella parte della dottrina (Donini) che lo ha ritenuto il tipico esempio di diritto penale d’autore in cui ad essere punita è la mera disobbedienza ad una norma giuridica relativa all’ingresso e al soggiorno senza che ciò si ricolleghi alla lesione di un bene giuridico che denoti una specifica manifestazione di pericolosità del soggetto agente, il quale viene considerato un criminale di per sé. Infatti la medesima dottrina ritiene che il reato in questione sia privo di un bene giuridico vero e proprio che, invece, dovrebbe essere sempre presente ed individuabile in quanto è la sua esistenza a legittimare la protezione accordata mediante lo strumento del diritto penale; in senso contrario si è espressa la Corte Costituzionale, la quale, nella sentenza n. 353 del 21/11/1997, ha individuato il bene giuridico protetto nell’interesse dello stato al controllo e alla gestione dei flussi migratori, strumentale, a sua volta, alla tutela di altri beni costituzionalmente rilevanti come la sicurezza, la sanità, l’ordine pubblico e il rispetto dei vincoli internazionali (tratto da Giulia Felici, I reati connessi alla condizione di illegalità dello straniero, in Il Diritto degli stranieri, a cura di Armando Macrillò, Lavis (TN), Cedam, Casa Editrice Dott. Antonio Milani, 2014, pp. 551 ss. a cui si rimanda per un’analisi più approfondita).

Ulteriori perplessità ha suscitato la formulazione del reato che andrebbe a sanzionare non solo coloro che tengano le condotte vietate dopo l’entrata in vigore della norma, ma anche coloro che, trovandosi già in Italia in condizione di permanenza irregolare, ricadrebbero nel suo ambito di applicazione per fatti commessi antecedentemente alla sua introduzione, con evidente violazione del principio di irretroattività della legge penale. Inoltre, il meccanismo sanzionatorio previsto dall’art. 10 bis t.u. immigrazione, avendo come finalità l’espulsione dello straniero in condizione di irregolarità, costituirebbe un inutile duplicato del procedimento di espulsione amministrativa, violando sia il principio di sussidiarietà (secondo cui il ricorso alla sanzione penale dovrebbe costituire una “extrema ratio”) che di proporzionalità del diritto penale.

Ciò sarebbe confermato dal fatto che il giudice di pace, individuato come giudice competente a conoscere del reato, peraltro espressamente sottratto all’oblazione, possa disporre l’espulsione dello straniero come sanzione sostitutiva in luogo della sanzione pecuniaria prevista. A tali rilievi vanno aggiunti quelli sulla potenziale conflittualità con la direttiva UE 2008/115/CE (la cosiddetta “direttiva rimpatri”), la quale nell’intento di predisporre un meccanismo volto a favorire il rimpatrio volontario dello straniero in condizione di irregolarità, osterebbe ad una norma che, invece di operare un’accelerazione del rientro in patria, commini semplicemente una sanzione pecuniaria e, solo indirettamente, l’espulsione giudiziaria.

Da ultimo sono intervenute le considerazioni del capo della Polizia Alessandro Pansa secondo il quale il reato, per come è strutturato, intaserebbe le procure, nonché il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, secondo il quale la configurazione del reato, attribuendo allo straniero il ruolo di imputato nel processo che ne consegue invece che di persona informata sui fatti o vittima di tratta, costituirebbe un ostacolo alla ricerca delle prove nei processi per stabilire la responsabilità dei trafficanti di esseri umani in quanto legittimerebbe lo straniero a non rispondere alle domande in ossequio al principio “nemo tenetur se detegere” secondo cui nessuno può essere obbligato ad affermare la propria responsabilità penale (auto­incriminazione).

Le perplessità, dunque, non mancano e, prescindendo dalle diverse posizioni sul tema, un’analisi della questione in un clima

costruttivo sembra quanto mai opportuna.

Alessandro D’Antoni

Le vere martiri dell’Islam

Le vere martiri dell’Islam

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In questa guerra disparitaria che vede schierati i fucili “rotti” dei peshmerga da una parte e i blindati ultima generazione dell’Isis dall’altra, finanziati con le immense risorse provenienti dalla vendita del petrolio alle grandi potenze arabe e non, c’è una peculiarità che fa la differenza: le donne.

Sono tristemente protagoniste a causa delle yazide stuprate, seviziate, costrette a prostituirsi e poi vendute, ma anche grazie alla forza e al grande coraggio della sezione militare femminile curda (YPJ). Le ragazze che combattono contro l’Isis, provenienti non solo da Rojava, ma da tutto il Kurdistan trasversale ai vari Stati coinvolti nella lotta, sono ragazze normali, spesso molto dolci, amano sfoggiare un sorriso che va oltre la femminilità e la sensualità, ma allo stesso tempo hanno la stoffa di vere guerriere.

Sanno che i vanagloriosi jihadisti che ignobilmente violentano una bambina indifesa di 9 anni, sono gli stessi che quando le vedono imbracciare un fucile al fronte di combattimento, in prima linea contro di loro e contro la malvagità che rappresentano, iniziano a tremare come una foglia. Perchè i miliziani dello Stato islamico, noti a tutti come tagliagole o macellai, hanno il terrore delle donne curde.

Conoscono la forza che acquisiscono sul campo e che non le lascia fino alla fine, fino all’estenuazione. Sanno fino a che punto sono pronte a sacrificarsi, a donare la loro giovane vita in nome dell’ideale più grande che esista: la libertà. Le donne curde che combattono, alcune già da tempo militari nel PKK impegnato contro Turchia e Siria, altre che fino a poco tempo fa erano comuni donne, madri, parrucchiere o estetiste, o studentesse, sono determinate nel portare alto il loro onore, il loro genere e il loro ideale.

Colpisce la forte determinazione, che comunque non toglie nulla al loro essere donne a tutto tondo, con la quale raccontano il perché del loro sacrificio. Determinazione che consente a queste donne di combattere a fianco degli uomini, sottoponendosi anche a un regime di vita fisicamente e moralmente molto duro, oltre che estremamente pericoloso. Queste eroine contemporanee sono fiere del loro essere donne e curde.

Donne che talvolta sono andate oltre la mentalità delle famiglie di appartenenza, non abituate a pensare a una ragazza come a un soldato o come a una martire. Curde che amano il loro popolo e in suo onore donano la loro vita e la loro giovinezza. Tutte sanno che potrebbero non tornare, potrebbero morire anche molto giovani, ma accettano il loro destino presagendo e quasi sperando di divenire delle martiri.

Ecco chi sono le cultrici dell’islam, quello vero.

Donne che vogliono aiutare altre donne e liberarle dalla schiavitù dei mostri dalle sembianze umane chiamati miliziani dello Stato islamico. Ecco chi sono le foreign fighters, quelle dalla parte giusta della storia: molte di loro, cresciute lontano dal Kurdistan, scelgono di lasciare la loro comoda vita in Occidente per salvare il diritto di un popolo (e di tanti popoli) di esistere, e lasciare ricordo di sé a chi viene dopo.

Foscolo diceva: “Sol chi non lascia eredità d’affetto poca gioia ha dell’urna”, e le donne curde lo sanno bene, come lo sapevano bene gli eroi greci, la morte significa lasciare impronta di sé col proprio esempio, all’umanità intera, e allora diventa gloria.

Jennifer Awan